Nel 1988 qualcosa non funziona nel calcio tedesco. La Mannschaft presenta la nuova maglia della Germania per gli Europei giocati in casa. Bianca, classica. Ma con una grande decorazione gialla, rossa e nera sul petto.
Sono i colori della bandiera tedesca.
Una rivoluzione cromatica ed estetica, che però non venne capita dai tifosi tedeschi. All’epoca non la volevano.
Troppo appariscente.
Troppo patriottica.
Troppo diversa da tutto ciò che la nazionale tedesca aveva indossato fino a quel momento. Sembra destinata a sparire.
Non è più soltanto calcio la maglia della Germania 1990
Probabilmente sarebbe andata così se un giorno del 1989 Franz Beckenbauer non si fosse seduto a un tavolo convocato d’urgenza dai manager di adidas e dalla federazione tedesca.
Davanti a lui, ct della Germania Ovest e testimonial storico del marchio, ci sono nuove proposte per le divise da indossare ai Mondiali di Italia 90. Nuove idee.
Ma il Kaiser non è convinto. E pronuncia una frase che cambia il destino di quella maglia:
“Teniamoci quella del 1988. Ha stile, ha eleganza e ha i colori giusti”
Pochi mesi dopo cade il Muro di Berlino.
La Germania cambia. E improvvisamente quella maglia assume un significato che nessun designer aveva previsto.
Diventa il simbolo di una nazione che sta tornando a essere unita.
Basta divisione tra Est e Ovest. Siamo tutti tedeschi, campioni del mondo e condividiamo una maglia con la bandiera sul petto.
In questa puntata del podcast Stoffa da Campioni racconto una delle maglie più amate della storia del calcio. Perché a volte non cambiano gli oggetti. Cambia il mondo intorno a loro.


